Casina delle Civette di Villa Torlonia

Casina delle Civette di Villa Torlonia

Mappa: dove si trova Casina delle Civette di Villa Torlonia

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Categoria
Edificio o palazzo storico - Museo comunale
Campo di interesse
Arte e architettura moderna

Indirizzo
via Nomentana 70
Roma (RM)

Municipio
II - Parioli/Nomentano
Rione

Informazioni e contatti
Telefono: 060608
Sito web:
Pagina Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Casina_delle_Civette
Email: info@museivillatorlonia.it

Condizioni di visita
visitabile esternamente - visitabile internamente in modo autonomo

Compreso in
Villa Torlonia
Collegato a
Bunker di Villa Torlonia
Casino dei Principi di Villa Torlonia
Casino Nobile di Villa Torlonia
Catacomba ebraica di Villa Torlonia

Presentazione
Il primo nucleo della Casina delle Civette risale al 1840 quando l’architetto Giuseppe Jappelli, su commissione di Alessandro Torlonia, creò la Capanna Svizzera, un piccolo romitorio dal tetto spiovente e dall’aspetto rustico utilizzato come rifugio solitario secondo i dettami della moda romantica dei giardini all’inglese. Nel 1908 il principe Giovanni Torlonia, volendo risiedere nell’edificio, incaricò l’architetto Enrico Gennari di ampliare la struttura; la villa venne unita ad una dependance vicina con una piccola galleria in legno e le fu conferito l’aspetto di un fabbricato medievale. Tra il 1916 e il 1920 il villino fu arricchito dall’aggiunta di logge, porticati, torrette e impreziosito da nuovi elementi decorativi come i tetti in maioliche e le raffinate vetrate colorate delle grandi finestre. Dal 1916 l’edificio cominciò ad essere chiamato la Casina delle Civette per l’esistenza di una grande vetrata con due civette stilizzate tra tralci di edera, opera di Duilio Cambellotti, e per la presenza quasi ossessiva delle civette nelle decorazioni e nel mobilio. Gli spazi interni erano particolarmente curati, con decorazioni pittoriche, come quelle della sala ottagona con motivi di ninfe danzanti e ghirlande floreali, stucchi, maioliche, legni intarsiati, ferri battuti, sculture in marmo e stoffe parietali. Una menzione a parte meritano le vetrate dell’edificio, tutte installate tra il 1908 e il 1930 su disegno di Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto, andate parzialmente distrutte quando la villa diventò il quartier generale delle truppe alleate a seguito della liberazione di Roma. Oggi è gestita dal Comune di Roma e ospita frequentemente mostre d’arte.

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