Basilica sotterranea di Porta Maggiore (“Basilica neopitagorica”)

Basilica sotterranea di Porta Maggiore (“Basilica neopitagorica”)

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Informazioni su Basilica sotterranea di Porta Maggiore (“Basilica neopitagorica”)

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Categoria
Monumento o sito archeologico - Sotterranei
Campo di interesse
Archeologia romana

Indirizzo
piazzale Labicano
Roma (RM)

Municipio
V - Prenestino/Centocelle
Rione

Informazioni e contatti
Telefono:
Sito web:
Pagina Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_sotterranea_di_Porta_Maggiore
Email:

Condizioni di visita
visitabile internamente solo con visita guidata

Presentazione
La Basilica sotterranea di Porta Maggiore, anche conosciuta come Basilica neopitagorica a seguito di un contestato studio dello storico Jérôme Carcopino, è uno dei monumenti più enigmatici rinvenuti a Roma. Fu ritrovata nel 1917 durante i lavori di realizzazione della linea ferroviaria che ancora transita al di sopra della struttura antica e attrasse da subito l’attenzione del pubblico e del mondo accademico per la straordinaria raffinatezza e il ricco simbolismo degli stucchi che la decorano, oltre che per l’eccezionalità architettonica della costruzione. Un lungo dromos in discesca immette, dopo aver svoltato ad angolo retto, in un vestibolo illuminato da un lucernario che richiama nella forma la planimetria della camera principale adiacente; attorno, sulla volta, sono stucchi dipinti. Da qui si entra nella grande aula con abside sul fondo, sorretta da 6 grandi pilastri che danno all’ambiente l’aspetto di una basilichetta a tre navate: si resta colpiti dal candore del fine intonaco dei muri e delle volte, ornati da elegantissimi stucchi non dipinti con figure a carattere decorativo e scene più complesse che mostrano una selezione di miti greci, apparentemente allusivi di una fede nei misteri orfici o nel Neopitagorismo dei committenti (si noti in particolare la meravigliosa scena del suicidio di Saffo nel catino absidale, il cui messaggio sembra relativo alla morte come occasione di rinascita). Il pavimento è a mosaico bianco con fasce nere e mostra i segni di incassi per statue o supporti di urne marmoree. La struttura si data agli inizi del I secolo ed ebbe vita breve, venendo ben presto privata del contenuto e interrata. L’interpretazione divide gli studiosi tra chi sull’esempio del Carcopino vuole vedervi il luogo di culto e di riunione di seguaci di una dottrina filosofico-religiosa e chi invece riconosce in essa un sepolcro raffinatissimo, forse pertinente agli Statili Tauri che ebbero grandi proprietà in questi luoghi e che furono accusati di pratiche magiche che portarono alla confisca dei beni e al suicidio obbligato del console del 44 d.C.

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