Bernini versus Borromini: Sant’Andrea delle Fratte e Palazzo di Propaganda Fide

Basilica di Sant'Andrea delle Fratte

Mappa: dove si svolge l'evento Bernini versus Borromini: Sant’Andrea delle Fratte e Palazzo di Propaganda Fide

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DETTAGLI EVENTO

Data / Ora
sabato 24 febbraio 20182018-02-24T15:30:00+00:00 - 2018-02-24T17:30:00+00:00
15:30 - 17:30

Categoria dell'evento

Costo per partecipante
10.00 gratis fino a 17 anni

Descrizione

A Roma, i palcoscenici dell’incontro-scontro tra i due si possono gustare in primo luogo a Piazza Navona, con la Fontana dei Fiumi dell’uno e la facciata della chiesa di Sant’Agnese in Agone dell’altro; per non parlare di quello che accadde all’interno e all’esterno della basilica di San Pietro con le storie legate al baldacchino e ai campanili della facciata. Oppure, per misurarsi sulle rispettive prodezze architettoniche, nelle chiese di Sant’Andrea al Quirinale e nel San Carlino alle Quattro Fontane. E ancora, a Palazzo Barberini, altro luogo di accesa competizione. Ovviamente si sta parlando di Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini, i registi indiscussi del barocco romano.

Gli esempi citati sono solo alcuni riguardo alla loro accesa rivalità (vera o presunta che sia). Non va trascurato, infatti, ciò che accadde nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte e al Palazzo di Propaganda Fide. Distanti una dall’altro pochi metri, a due passi da Trinità dei Monti e dalla Fontana della Barcaccia (anche se quella l’aveva scolpita Pietro Bernini, il padre di Gian Lorenzo Bernini).

La  chiesa di Sant’Andrea delle Fratte chiesa interessantissima già per l’origine del nome: «fratta» uguale a siepe o macchia ricorda l’aspetto campagnolo a lungo conservato in quest’area del rione Colonna, ai limiti della città barocca. Veniva definita «inter hortos et ad caput domorum»: Capo le Case!

È anche chiamata Santuario della Madonna del Miracol, perché al suo interno, l’avvocato (e successivamente sacerdote ) francese Alphonse Marie Ratisbonne  ebbe un’apparizione mariana il 20 gennaio del 1842.

La costruzione della chiesa attuale venne avviata nel 1612 su una chiesa più antica, già ricordata nel secolo XII, la quale, nel secolo XV era stata chiesa nazionale degli scozzesi. Questa, nel 1585, venne affidata da Sisto V ai Minimi di San Francesco di Paola che stavano alla vicina Trinità dei Monti.

In una fase di rilancio edilizio della zona, il marchese Ottavio Benedetto Del Bufalo finanziò la ricostruzione che inizialmente venne curata dal modenese Gaspare Guerra; dopo una lunga sospensione, Francesco Borromini ne assunse la responsabilità nel 1653.

Va detto che nella Pasqua del 1645, la chiesa aveva acquisito un nuovo parrocchiano insieme con la sua numerosissima famiglia che, guarda caso, era Gian Lorenzo Bernini. Il quale aveva acquistato una casa molto spaziosa a via della Mercede, a due passi da Sant’Andrea delle Fratte. Tanto che il parroco nel suo registro definisce la zona come «Isola del Cavalier Bernino».

E quelli erano esattamente gli anni in cui Borromini aveva avuto molto a che ridire sui due sciagurati campanili di San Pietro disegnati dal Bernini che per imperizia architettonica stavano per crollare mettendo addirittura in pericolo la facciata della basilica di San Pietro. Tanto che Innocenzo X l’aveva fatti abbattere senza esitazione alcuna dopo aver incaricato Borromini di realizzare la perizia tecnica.

Ma tornando alla nostra Sant’Andrea delle Fratte, ecco che, nel 1653, come s’è già accennato, alla ristrutturazione venne chiamato Francesco Borromini, il cui genio ha lasciato tracce straordinarie specie nel campanile, nell’abside e nel movimentato tamburo che avvolge la cupola: è proprio quest’ultima struttura incompiuta, con laterizio in vista, che sembra meglio svelare il segreto del mago del dinamismo architettonico. Il campanile, finito prima del 1665, è di forma stupefacente. La piccola torre campanaria risulta con due ordini prismatici cui ne segue uno cilindrico al quale ne succede un altro a pianta ondulata: questa è sormontata da una stilizzazione dello stemma del marchese Del Bufalo. L’interno è largamente improntato dall’architettura ecclesiastica del Cinquecento, con un transetto assai stretto per mancanza di spazio. L’impianto della volta e l’abside furono realizzati dal Borromini nel 1653-65. Secondo l’intendimento del grande architetto, la cupola avrebbe dovuto risultare altissima, impostata sull’alto del tamburo. Invece, rimasti incompiuti i lavori per mancanza di finanziamenti e poi per la morte del maestro, la volta interna venne costruita da Mattia De Rossi nel 1691.

C’è da notare, ai lati dell’altar maggiore i due angeli del Bernini, realizzati per Ponte Sant’Angelo, unici di mano del maestro e mai collocati in opera per volontà di Clemente IX Rospigliosi che intese preservarli dall’offesa delle intemperie. I due angeli, i quali portano rispettivamente il cartiglio e la corona di spine, vennero offerti nel 1729 alla chiesa di Sant’Andrea delle Fratte da Prospero, il nipote del Bernini che abitava nel vicino palazzetto di famiglia di via della Mercede.

La prosecuzione di via di Sant’Andrea delle Fratte diventa via di Propaganda, la quale introduce in Piazza di Spagna. Qui si erge l’imponente Palazzo di Propaganda Fide, tra i più interessanti complessi monumentali di Roma e costituisce, dagli inizi del secolo XVII, la centrale missionaria del cattolicesimo. In pieno fervore di scoperte geografiche e mentre era in corso il processo di mutilazione provocato dalla Riforma, la Chiesa si organizzò per estendere la sua azione nei nuovi continenti, riprendendo lo slancio missionario che, nel medioevo, l’aveva portata ad allargarsi in tutta Europa.

Papa Urbano VIII Barberini costituì nel 1627 una Congregazione de Propaganda Fide alle cui dipendenze pose un collegio destinato ad accogliere e a formare alunni provenienti dai Paesi nei quali era in corso la persecuzione o nei quali venivano avviate missioni. Il palazzo di Piazza di Spagna, acquisito fin dal 1625, fu a lungo l’esclusiva sede delle iniziative missionarie, ospitando anche una tipografia poliglotta cui, per un certo periodo venne preposto il grande incisore, tipografo e stampatore Giambattista Battista Bodoni, noto per i caratteri tipografici da lui creati. Dal 1921, il palazzo è rimasto sede della sola Congregazione che, dopo il Concilio Vaticano II ha assunto la nuova denominazione di Congregazione per la evangelizzazione dei popoli o De propaganda Fide.

Il palazzo occupa un ampio isolato a forma di trapezio. Una costruzione del XVI secolo, venne gradualmente trasformata, con successivi interventi i quali presero l’avvio con la realizzazione della facciata sulla piazza da parte di Gian Lorenzo Bernini nel 1644, mentre le facciate  del 1655 sugli altri lati sono undici anni dopo, guarda caso, del grande rivale Francesco Borromini. L’aneddotica si è sbizzarrita, in questo caso, sui due artisti: orecchie d’asino comparse sugli stucchi dell’angolo che guarda la casa del Bernini sull’angolo di via della Mercede e di una salace risposta di costui. Si può dire che, mentre nella facciata il Bernini dovette essere condizionato dalla costruzione preesistente (tanto da sembrare un fortilizio), il Borromini si mosse a maggior agio, concedendo piena libertà al suo estro inventivo, sia per i movimenti delle murature, sia per le decorazioni. Per non parlare poi della vicenda legata alla costruzione dell’Oratorio dei Re Magi, all’interno del Palazzo di Propaganda Fide. Fu costruito una prima volta dal Bernini a pianta ovale. Con l’avvento di Innocenzo X  la direzione lavori fu tolta al Bernini e data al Borromini. Egli ristrutturò l’intero isolato e, dopo aver fatto abbattere la chiesa del Bernini, la ricostruì fra il 1662 e il 1664. Si tratta di un grande e luminoso salone dal bianco intonaco, nel quale l’effetto del movimento e di novità è affidato soprattutto agli stucchi decorativi, specie nelle nervature che intersecano la volta quasi piatta e alle sei nicchie, che ospitano altrettanti busti di marmo chiaro su basi nere.

Senza dimenticare che la cappella destra dell’Oratorio mostra una Conversione di San Paolo di Carlo Pellegrini di Carrara. Su disegno di Gian Lorenzo Bernini.

 

Organizzazione e contatti

Ass. Culturale Roma Felix

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